L’impresa più grande di Giorgio Squinzi – Giuseppe Sabella

In un Paese dove sovente i figli distruggono quello che i padri lasciano, Giorgio Squinzi ha avuto molti meriti, a cominciare dall’aver reso più grande la Mapei – azienda leader mondiale nella produzione di prodotti chimici per l’edilizia – di come l’aveva ereditata dal padre Rodolfo. È, pertanto, più che comprensibile che siano in molti ad avere rivolto l’ultimo saluto a “un grande industriale”.
Quello di cui vorrei parlare in questo breve articolo è della sua passione e della sua esperienza nel mondo associativo, in particolare in Confindustria. Dopo aver guidato per due volte la Federchimica (1997-2003 e 2005-2011), nel 2012 fu eletto alla Presidenza degli Industriali. Ai più parve che potesse iniziare un corso che andava a ricucire i grandi strappi del mandato di Emma Marcegaglia: nel 2009, infatti, vi era stato il primo accordo interconfederale separato della storia (la Cgil non lo aveva sottoscritto) e – sulla scia di questo – nel 2010 era esploso il caso Fiat.

Mai nella sua storia di Presidente di Associazioni, Squinzi aveva firmato un accordo separato. E proprio per questo la sua candidatura era stata premiata dagli Industriali. Non solo si pensava che durante il suo mandato si sarebbe giunti ad una nuova intesa unitaria con Cgil, Cisl e Uil; ma addirittura lo stesso Squinzi confidava di riportare Marchionne in Confindustria. E invece, né l’una né l’altra cosa, al di là del Testo Unico sulla Rappresentanza (2014) che resta tuttavia molto importante. Erano stati in molti, alla fine del suo mandato, a rimproverargli di non essere giunto ad un accordo. Chi lo conosce bene sa quanto Squinzi si fosse speso e avesse sofferto per la mancata intesa.
In realtà, dopo l’accordo separato del 2009 non vi è più stata un’intesa forte sulle politiche contrattuali: la crisi economica aveva aperto problemi a cui ciascun settore ha dato nel tempo soluzioni diverse addirittura relativamente al problema del recupero dell’inflazione (che nel 2015 era diventata deflazione). Questo per dire che vi era stata molta ingenerosità nel rimprovero che gli si muoveva di non aver raggiunto un accordo con i sindacati.

Da vero uomo di industria, Squinzi si era presentato alla guida dell’Associazione con un
programma che affermava il primato dell’economia reale sulla finanza e che ambiva a
restituire centralità al manifatturiero italiano: aveva a cuore la ricerca, la PMI, le politiche energetiche, la semplificazione e le relazioni industriali per favorire gli investimenti.

Quando insisteva sulle infrastrutture, spesso specificava: anche quelle immateriali, come scuola e formazione. Insisteva spesso sulla necessità di intervenire su alcuni settori perché nevralgici per la nostra economia e più volte aveva affermato che solo attraverso il rafforzamento dell’Unione Europea – di cui non aveva mancato di criticarne la rigidità delle politiche di bilancio – saremmo usciti dalla crisi. Europa secondo lui era sinonimo di sussidiarietà, solidarietà e sviluppo.

Sapeva però molto bene che al di là della politica, l’impresa aveva ruolo e responsabilità
tali che si giocano sulla sua capacità di essere sistema, dentro e fuori. Il suo impegno
nell’associazionismo e nello sport ci dice proprio che il sistema è il prodotto della capacità delle persone di fare squadra, parola a cui tra l’altro ricorreva spesso.
A gennaio 2015, scrisse l’introduzione per il mio libro “Da Torino a Roma – La crisi dei
corpi intermedi e il futuro della rappresentanza” (pubblicato ad aprile dello stesso anno
dai tipi di Guerini) che, partendo dal caso Fiat, ambiva ad analizzare rischi e pericoli della disintermediazione che oggi abbiamo sotto gli occhi. Quando andai a trovarlo in Mapei per presentargli il mio lavoro, mi fece accomodare e mi chiese di aspettare qualche minuto perché doveva fare il giroposta in ufficio. Ebbene sì, la posta ai dipendenti la consegnava il Presidente. Ho capito in quell’istante quali erano valori e forza della sua impresa. E perché, in vita sua, non aveva mai firmato un accordo separato.

Giuseppe Sabella, Direttore di Think-industry 4.0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...