Morti sul lavoro, il grido d’allarme degli ispettori: “Siamo pochi e con le armi spuntate” – Lorenzo Serio

Dici Ispettore del Lavoro e ti immagini subito un santo protettore dei tuoi diritti di dipendente, una sorta di angelo vendicatore lanciato contro caporali, imbroglioni, sfruttatori di ogni tipo e tutta quella gente che per fare margine di profitto è disposta a patteggiare con la propria coscienza qualsiasi tipo di schifezza. Come quelli che ti fanno il contratto delle multiservizi o addirittura dei vivaisti e ti buttano sulle impalcature nei cantieri; o posticipano di anno in anno l’adeguamento alle misure di sicurezza, le dotazioni per gli operai, gli strumenti che potrebbero salvarti la pelle se qualcosa dovesse andare storto. Non hanno freni, questi selvaggi del mercato del lavoro, padroni senza scrupoli che sino ad oggi hanno potuto giocare questa indegna partita con la (quasi) certezza di farla franca. Perchè loro lo sanno che gli ispettori del lavoro sono pochi, appena 2800 su 6mila dipendenti, e non tutti operativi; distribuiti su 74 sedi sono moltissimi quelli entrati nel 1977 in applicazione dall’art. 27 del DPR 24 luglio e quindi a un passo dalla pensione.

Mansioni e perimetri operativi, quelli degli ispettori, che si allargano e si restringono ad ogni modifica legislativa, difficoltà di coordinamento con gli altri soggetti preposti al controllo e la sensazione di muoversi in una giungla burocratica senza eguali. Loro lo sanno che la probabilità che le loro aziende siano verificate è di una ogni undici anni: è come svuotare l’oceano con un cucchiaino. Ci provano gli Ispettori del Lavoro, con la dignità di chi sa di lavorare dalla parte giusta della barricata. Sono in campo, e chiedono di poter operare senza mani e piedi legati, con le risorse umane e finanziarie necessarie a tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro, a combattere il lavoro nero e lo sfruttamento: “Mi chiamo Angela, Rossella, Francesca – scrivono gli ispettori nell’appello rivolto alla ministra Nunzia Catalfo  – sono un Ispettore del Lavoro: da sempre lavoro con armi spuntate, mentre tutte le forze politiche dicono di voler combattere il lavoro nero e le morti bianche. Intanto il lavoro nero continua a dilagare, il caporalato si è diffuso anche al Nord e non è più un fenomeno presente solo in agricoltura, i lavoratori continuano a morire sul lavoro e le donne continuano a subire discriminazioni di genere”. In questi giorni su questi temi stanno promuovendo due petizioni: “Tuteliamo insieme il mondo del Lavoro” e “Aumento degli ispettori tecnici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro” che questo blog invita a firmare.

I ministri Nunzia Catalfo e Roberto Speranza hanno avviato con le parti sociali e tutti gli enti coinvolti un tavolo importante, le aspettative sono enormi e lo stesso presidente del Consiglio ha annunciato al momento delle dichiarazioni programmatiche del nuovo Governo un Piano strategico di prevenzione da infortuni sul lavoro e malattie professionali e, ancora, di voler contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori, che finiscono con l’essere ridotti in condizioni analoghe alla vera e propria schiavitù. Ma il tempo delle dichiarazioni d’intenti è finito. Lo urla Fabrizio che ha finito la sua vita a 40 anni in una pressa dell’Fca di Cassino, lo urla Arturo che a 21 anni è finito sotto un trattore dell’Appennino bolognese. Lo ribadisce Maurizio Landini “Il governo adesso deve dare risposte ai lavoratori. Servono investimenti in formazione, prevenzione e controlli – il mondo del lavoro adesso pretende fatti concreti che evitino il ripetersi di simili drammi”.

Lorenzo Serio

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