Le donne nella Cgil in 80 scatti – Ilaria Romeo

 Dal Congresso costituivo del 29 settembre – 1° ottobre 1906 alla Assemblea nazionale delle donne dell’ottobre 2018, ottanta immagini raccontano la storia della presenza femminile nel nostro sindacato.

 Una storia fatta di grandi conquiste, ma anche di grandi sconfitte, ripiegamenti, forti contrapposizioni interne.

Pur essendo la Cgil  femminile per definizione, bisogna ammettere che, salvo rare ed importantissime eccezioni – una fra tutte Argentina Altobelli – all’inizio nei gruppi dirigenti del più grande sindacato italiano ci sono solo maschietti, o quasi.

Dalla ricostituzione dopo il ventennio fascista devono trascorrere circa 40 anni prima che una donna, Donatella Turtura, venga chiamata da Luciamo Lama a far parte della Segreteria confederale. Nel Comitato direttivo della neonata Federazione Cgil-Cisl-Uil (luglio 1972) non vi è neppure una donna, mentre nella successiva tornata elettorale del Congresso di Bari dell’anno successivo le donne elette nel Consiglio generale della Cgil sono 12 (su 211 membri, pari al 5,68%); solo 2 nel comitato direttivo (su 64 membri, pari al 3,1%).

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Adele Bei

 Oggi le donne sono nel nostro sindacato più o meno il 50% degli iscritti. Hanno circa la metà dei delegati nelle assemblee e nei comitati direttivi e sono alla guida di numerose Camere del lavoro e strutture regionali, nonché di categorie nazionali.

Nella Segreteria confederale la percentuale di donne è gradualmente aumentata a partire dal 1986, fino a divenire paritaria dal 2002. Logica conseguenza della decisione, presa in occasione del XIII Congresso (Rimini, 2-5 luglio 1996), di far assumere alla “Norma antidiscriminatoria” un carattere vincolante, e soprattutto dell’introduzione senza alcuna riserva nello Statuto confederale (articolo 6) del principio secondo il quale “nessuno dei due sessi può essere rappresentato al di sotto del 40% o al di sopra del 60%”.

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Nel 2010 Susanna Camusso viene eletta – prima e ad oggi unica donna a ricoprire la carica – Segretario generale della Cgil.

Dirà Guglielmo Epifani in occasione del passaggio del testimone: “Voglio fare gli auguri di cuore – convinti e sereni – a Susanna. Per quanto la fase che è chiamata ad affrontare con la nuova responsabilità è realmente densa di problemi e durezze, non ho il minimo dubbio che li affronterà nel modo più serio, più adeguato possibile. Ne ha le capacità, la determinazione, l’esperienza. Ha il vostro e il mio appoggio. In Cgil non si sta tanti anni in trincea, in posizione di responsabilità così a lungo e così con stima, se non si hanno le qualità giuste. Di testa e di cuore. Di conoscenze e di passione, di capacità e di determinazione. Per una donna poi sappiamo quanto tutto sia più difficile tra responsabilità di lavoro e quelle di cura e di famiglia. Susanna sarà una grande segretaria della Cgil, e sarà anche la mia segretaria. Dobbiamo essere contenti della scelta fatta. E del fatto storico che abbiamo determinato: non solo una donna alla guida della Cgil, ma una donna alla guida di uno dei più grandi e rispettati sindacati mondiali. Superiamo così un ritardo non accettabile, e insieme riconosciamo anche così il ruolo che nella storia delle classi lavoratrici italiane hanno avuto le donne, quelle che abbiamo rievocato e studiato nel corso del nostro centenario. Le braccianti, le tessili, le maestre, le impiegate, le operaie e tutte le altre fino ai giorni nostri. E le tante figure di questa storia: Argentina Altobelli, Lina Fibbi, Teresa Noce, Nella Marcellino, Donatella Turtura e voi che siete qui nei vostri ruoli e responsabilità”.

L’esposizione virtuale – disponibile in italiano e in inglese – racconta i modi e le forme della presenza delle donne nel nostro sindacato attraverso undici sezioni (ottanta immagini corredate da didascalie e testi introduttivi) rese fruibili per mezzo della piattaforma tecnologica Google Arts & Culture sviluppata da Google (disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android) per permettere agli utenti di esplorare opere d’arte, documenti, video e molto altro di oltre mille musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire in rete le loro collezioni e le loro storie.

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Dal Congresso costituivo alla Assemblea Belle ciao dell’ottobre  2018, dalla Resistenza alle grandi conquiste sociali degli anni Settanta, dalla Costituente agli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso  raccontiamo la nostra storia con lo sguardo rivolto all’altra metà del cielo, rivelando come le donne, cambiando se stesse, abbiano significativamente inciso sul cambiamento della intera società.

Undici in totale gli argomenti trattati: Le origini; La grande guerra; Dal biennio rosso al fascismo; Seconda guerra mondiale e Resistenza; Non solo padri costituenti; Dopoguerra e ricostruzione; In bicicletta; Al lavoro e alla lotta; Una storia lunga un secolo; Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia; Donne e politica un strada in salita.

In relazione a quest’ultimo tema, se si analizza l’andamento della presenza femminile in Parlamento si può notare come siano stati necessari 30 anni per eleggere più di 50 donne (quota 100 è stata superata nel 1987, quota 150 nel 2006. Nel 2018 è stato eletto il Parlamento con più donne della storia repubblicana: 109 al Senato, 225 alla Camera, il 35 per cento circa dei parlamentari).

Soltanto in cinque casi la Presidenza della Camera è stata affidata a una donna (Nilde Iotti per tre legislature, Irene Pivetti e Laura Boldrini), in un solo caso la Presidenza del Senato (Maria Elisabetta Alberti Casellati).

Su oltre 1500 incarichi di ministro assegnati in 70 anni di storia repubblicana le donne ne hanno ottenuti poco più di 80 (dei quali la metà senza portafoglio).

Nessuna donna ha mai rivestito l’incarico di ministro dell’Economia e delle finanze, nessuna donna è stata mai investita della carica di presidente del Consiglio o è mai stata eletta presidente della Repubblica.

Considerato che le donne in Italia rappresentano più di metà dell’elettorato attivo, il 42% dei lavoratori, il 57,2% dei laureati ed il 41% della produzione del Pil nazionale, questa esposizione è un’altra – l’ennesima –  occasione per chiederci: se non ora, quando?

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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DONNE NELLA CGIL 1

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