25 novembre, un fiocco rosso contro la violenza sulle donne – Enrico Lobina

Sardegna, assemblea di lavoratrici (molte) e lavoratori (pochi) del settore pubblico. Novembre 2019. Candidamente ci si racconta che “il dirigente aveva emanato una circolare per cui le poche macchine disponibili potevano essere utilizzate solamente dagli uomini”.

Basterebbe questo per dare senso ad una mobilitazione di massa per il 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. O pensiamo che non siano parte dello stesso ragionamento?

La violenza contro le donne, così estesa e presente, non è un fulmine a ciel sereno. Tutto si lega, nel nome della esistenza della esistenza di una metà del cielo “inferiore”.

La violenza sulle donne è il terribile risultato, uno dei tanti, di un dispositivo sociale che opprime le donne. Il linguaggio, l’educazione, la differenza salariale, la mercificazione del corpo, i continui messaggi mediatici per cui la donna è inferiore e non può decidere neanche del proprio corpo, la dimensione familiare di sottomissione, il doppio lavoro (quello casalingo e quello pubblico): tutti aspetti materiali ed immateriali che costruiscono una società maschilista.

La violenza ha una odiosa specificità, che nel caso sardo è stata da ultimo studiata da un prezioso volume di Nereide Rudas “Donne senza riposo. Un’indagine sul muliericidio”. Anche a nostro parere muliericidio rende meglio il fenomeno rispetto a “femminicidio”, che pone già in una ottica negativa la vittima.

Il muliericidio è un omicidio al femminile, che avviene molto più tra le mura domestiche che al suo interno, e che quasi sempre è caratterizzato da un rapporto di prossimità, di vicinanza relazionale stretta, tra l’omicida e la vittima. Esso si realizza per la costruzione maschile di una supposta superiorità e possesso della donna vittima. Rispetto alla generalità degli omicidi, in Sardegna, è un fenomeno molto più urbano.

La Funzione Pubblica Cgil propone alla società sarda, innanzitutto ai dipendenti pubblici, di indossare un fiocco rosso il 25 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La Funzione Pubblica non gira la faccia dall’altra parte per non vedere il problema.

Anzi. Leghiamo l’eliminazione della violenza contro le donne alla lotta per una società più giusta, e per politiche di emancipazione a favore delle lavoratrici, innanzitutto del settore pubblico. Non ci piace chi non si pone il problema, perché così si avalla questo modello di società.

Vogliamo creare ponti. Anche per questo il 22 novembre presenteremo il libro di Benedetta Pintus e Beatrice da Vela, “Siamo marea. Come orientarsi nella rivoluzione femminista”, come iniziativa di preparazione. Il libro usa un termine complicato, “femminismo intersezionale”, per affermare un concetto semplice: non ci potremo mai liberare di una oppressione se poi ne esistono altre che soffocano la nostra esistenza.

Se sei una donna che riceve l’aumento contrattuale, ma in casa fai tutti i lavori di casa e subisci una oppressione psicologica, non vivrai quell’aumento come il collega maschio che, magari, ha il tempo per goderselo nel suo tanto tempo libero. E gli esempi potrebbero continuare…

Il fiocco è un granello, il granello che può fermare il meccanismo.

Enrico Lobina, Coordinatore Funzione Pubblica Cgil Sistema Regione

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