Dall’inizio dell’anno 4 morti sul lavoro al giorno

È successo di nuovo ieri mattina. Tre operai un attimo prima erano all’interno del cestello elevatore del mezzo della propria ditta, intenti alla potatura di ulivi, sul ciglio della circonvallazione di Galatone, in provincia di Lecce. Un attimo dopo erano morti, senza aver avuto neanche il tempo di rendersene conto. La vita spenta in un soffio improvviso e in uno schianto violentissimo che non ha lasciato loro scampo. Morto anche il conducente della vettura che ha travolto il camion dell’azienda. Anche lui era un operaio e si stava recando al lavoro. Ha perso il controllo dell’auto per cause da accertare. Un quinto operaio ricoverato in ospedale, in condizioni gravissime, lotta per sopravvivere.

Quattro vittime da dare in pasto al contatore della guerra quotidiana alla quale ogni lavoratore italiano partecipa, soldato di un unico esercito che ogni sera conta le sue perdite.

Sono 653 i morti sul lavoro dal primo gennaio. 1310, se contiamo anche chi ha perso la vita in itinere, nel tragitto casa-luogo di lavoro. Se dividiamo questo numero terribile per i giorni dell’anno trascorsi (oggi è il 330esimo), sono 3,96 le persone che ogni giorno, nel 2019, sono uscite di casa per andare al lavoro e non hanno fatto ritorno. Il conto è semplice tanto quanto è inaccettabile il risultato che dà.

In una recente comunicazione dell’Inail, datata 11 novembre 2019, emerge un dato sugli incidenti plurimi, quelli in cui a perdere la vita sono due o più lavoratori. Aggiornandolo con la strage di questa mattina diventano 38 i morti, in appena 17 incidenti. Tra gli altri ricordiamo le vittime, anche allora quattro, lo scorso settembre, in un’azienda agricola della campagna pavese. Nella stessa comunicazione si legge: “Una morte su due è causata da incidenti stradali. Gli open data dell’Inail confermano il ‘rischio strada’ tra le cause principali degli infortuni sul lavoro con esito mortale. Circa la metà dei decessi, infatti, è legata agli incidenti stradali, ossia quelli che si verificano fuori dall’azienda con il coinvolgimento di un mezzo di trasporto, sia in occasione di lavoro, come nel caso di camionisti e tassisti, sia in itinere”.

I dati ormai sono alla portata di tutti. A quando soluzioni e misure concrete?

Fortebraccio News

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