Il Tribunale del lavoro condanna l’Ispettorato del lavoro perché non rispetta i diritti del lavoro

Questa storia arriva da Firenze e sfida il concetto stesso di paradosso. C’è una lavoratrice, mamma di una piccola bimba, che riceve due ordini di servizio sugli orari di lavoro impossibili da recepire e che per questo viene sanzionata con un procedimento disciplinare. Fin qui siamo nel campo della routine discriminatoria che le donne, madri, (cristiane e non) lavoratrici italiane sono quotidianamente costrette a subire, ma poi se si va a leggere chi è lo zelante datore di lavoro, ossia l’Ispettorato del Lavoro, ci si ritrova in pieno “Comma 22”, il libro di Joseph Heller in cui  la soluzione del problema diventa essa stessa il problema.

L’Ispettorato del lavoro infatti è proprio la struttura del Ministero del Lavoro che ha il compito di verificare e accertare le violazioni in materia lavorativa e previdenziale, favorendo la correttezza all’interno delle relazioni di lavoro; e lo fa, leggete bene, in un’ottica privilegiata di tutela del lavoratore. In quel settore poi è stato firmato da poco un Contratto nazionale che si pone da apripista nella tutela della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, istituisce la banca delle ore, permessi personali e congedi e attribuisce proprio al sindacato un importante ruolo di garanzia in caso di violazioni lesive della parità di genere. Discriminazione collettiva a danno di 83 dipendenti, denuncia la delegata della Cgil. Di queste addirittura 14 erano dovuti ricorrere al part-time dopo l’apertura del procedimento disciplinare contro la dipendente. A questo punto la Consigliera regionale di parità della Toscana, Maria Grazia Maestrelli fa ricorso al Tribunale del lavoro che con sentenza del 22 ottobre le dà ragione e condanna il locale Ispettorato territoriale. Per una volta sconfitto il pregiudizio che impone alle donne di scegliere tra lavoro e famiglia, resta la frustrazione della lavoratrice che da noi contattata sfoga tutta la sua amarezza: “Se ci trattano così a noi, ci discriminano, ci lasciano senza formazione adeguata, ci lasciano senza personale in modo tale che sempre più ispettori non possano più uscire a fare vigilanza, ci lasciano senza sistemi informatici, ci eliminano il merito, come facciamo a fare la vera tutela del lavoro?” Battaglia vinta in Tribunale quindi ma battaglia culturale ancora tutta da giocare.

Lorenzo Serio

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