Piazza Partigiana

Finalmente ci siamo ripresi la piazza. Perché a Roma, San Giovanni è la nostra piazza. È rossa di storia, di lacrime, di lotte, di lavoro e di musica e da ieri lo è di nuovo e di più: piazza partigiana. Come un’onda sulla sabbia, un mare scanzonato ha cancellato l’arroganza di chi nei mesi scorsi l’aveva intitolata all’orgoglio italiano. No, questa non sarà mai una Piazza che divide. Roma non ha abboccato, neppure alle provocazioni, neppure alle ultime disperate sfide dei fascisti del terzo millennio. E Roma si è riempita. Di sorrisi, di gentilezza, ma soprattutto di speranza e di Sardine.

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La piazza (Ph. 6000 sardine)

“Voglio vedere i volti delle persone, una per una, man mano che arrivano. Prima che si facciano massa.” Mancavano ancora due ore all’appuntamento e lo scrittore Erri De Luca era già lì, pronto a fare due chiacchiere, a salutare, a dare il ben arrivato a chi si avvicinava: “Ne avevamo bisogno, finalmente è tornato il buonumore politico.” Cosa fosse il buonumore politico, in realtà, lo si capiva proprio facendosi strada tra le persone e fermandosi a parlare con loro.

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Erri De Luca (ph da VideoRepubblica)

Francesca, ventidue anni, si era fatta quasi 700 chilometri per arrivare a Roma. Veniva da Torino, il suo ragazzo anche. Se le chiedevi perché aveva pensato che quello striscione con scritto “Torino si slega” dovesse arrivare fino a Piazza San Giovanni, ti rispondeva determinata: “Dobbiamo andare a capo. Metterci un punto. Chiudere con la politica che si richiama al fascismo e al razzismo e ricominciare tenendo conto anche di tutto quello che è successo in queste piazze. Non vogliamo solo dire la nostra. Vogliamo essere ascoltati. C’è un collante che ci unisce ora tutti, giovani e anziani, che sembrava quasi scomparso, e invece oggi è tornato con forza a legarci stretti.” Stretti come sardine.

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Francesca da Torino (Ph. Martina Toti)

Un fazzoletto rosso al collo. Un indizio lampante. Nessuna bandiera. Ma Maurizio e Gabriella, arrivati dall’Abruzzo, avevano un cartello che quel collante lo ricordava forte e chiaro a chiunque abbia vissuto gli ultimi mesi neri e romani. In questa capitale di librerie bruciate, di sgomberi, di assalti alle case popolari, di attacchi a rom e migranti, di violenze a ragazzi “colpevoli” di indossare magliette bordeaux, loro erano le Sardine del “Nun me sta bene che no”. Quelle parole indimenticabili pronunciate da un adolescente che si è saputo opporre alla violenza di alcuni esponenti di Casapound ieri si sono fatte largo nella piazza. “Sta cosa de anda’ sempre contro le minoranze a me nun me sta bene. Nessuno deve esse’ lasciato indietro, né italiani né rom”. Così aveva detto Simone allora. Così hanno gridato a modo loro le Sardine ieri.

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Gabriella e Maurizio dall’Abruzzo (Ph. Martina Toti)

“Non stiamo tutti dalla stessa parte. – diceva Viola arrivata da Grosseto, insieme a sua madre – Io studio scienze politiche a Siena e vorrei semplicemente dimostrare che chi, nei mesi scorsi, si è arrogato il diritto di parlare a nome di tutto il popolo italiano, di 60 milioni di italiani, non solo non avrebbe dovuto farlo ma dovrebbe iniziare a cambiare tono perché un conto è il bar, un conto è la politica.” Lei era una sardina portata dal vento. E sì che non è maggio e siamo a dicembre, ma è proprio come cantava De André: “Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo.”

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Viola da Grosseto (Ph. Martina Toti)

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. Forse era per questo che Tania, restia a essere fotografata così come pure a raccontarsi, se ne andava in giro per la piazza a regalare copie del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. “Leggere fa bene”, un vaccino contro l’odio perché a via di impoverirsi socialmente e culturalmente questa società ci ha anche ingannato rendendoci tutti più soli. Facile così trovare nemici. Molto più difficile riconoscersi amici. Ecco: la meraviglia di questa piazza di Sardine è che nei volti degli altri ritrovi il tuo.

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Sventola la Costituzione (Ph. Sardine)

A sventolare alta, al posto delle bandiere dei partiti, c’è la Costituzione. In tanti ieri l’hanno portata con sé, in molti l’hanno agitata quando dal palco ha iniziato a parlare Carla Nespolo, la presidente dell’Anpi, applaudita, abbracciata, sostenuta parola dopo parola. Quando è scesa era commossa: “Che piazza meravigliosa! Che partecipazione viva, appassionata e, allo stesso tempo, semplice, senza sovrastrutture, senza il peso di un’organizzazione eccessiva. È una grande piazza democratica, dove si sente il rifiuto di tutto quello che abbiamo dovuto subire in questi mesi come pure di quel senso di mancamento che ti assaliva quando vedevi diffondersi forme di razzismo e di fascismo. Qui c’è una grande forza che ci dice che esiste un’altra Italia: sono queste Sardine che hanno capacità di dialogo, di unità e di gentilezza. Noi partigiani siamo con loro. È vero: i fascisti pensavamo di averli sconfitti, non è così, li sconfiggeremo ancora.”

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Mattia Santori e Carla Nespolo (Ph. Anpi Roma)

È la certezza di Pina. A lei non è riuscita a fermarla neppure il bastone al quale si deve appoggiare per camminare. A settant’anni di manifestazioni ne ha viste tante: “ero in tutte quelle degli anni Settanta, in tutte quelle femministe e sono qui semplicemente perché è giusto esserci. Non sarei mai rimasta a casa. Ho questo cartello. È una citazione di Eugenio Montale. Ossi di Seppia uscì nel 1925, lo stesso anno in cui Benito Mussolini si assunse esplicitamente la responsabilità per l’omicidio di Giacomo Matteotti e in cui imprigionarono Sandro Pertini. Ora come allora: codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

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Pina arriva col bastone (Ph. Martina Toti)

E allora Sardine, andate, riempite altre Piazze e grazie per averci ridato la nostra, per averle restituito il colore e persino la musica. Per averci fatto cantare a squarciagola Bella Ciao e pure i Pink Floyd e i Beatles. Grazie per averci emozionato portando il vostro mare a Roma e raccontando quel Mare nostro dove ancora si muore in cerca di salvezza. Grazie per averci detto che noi stiamo proprio dalla vostra stessa parte. E oggi che vi ritrovate di nuovo per la vostra prima assemblea nazionale fate tesoro della nostra speranza.

Reportage di Martina Toti

Un pensiero riguardo “Piazza Partigiana

  1. Era ora che qualcuno in questo caso le Sardine si muovessero io da vecchio comunista e soprattutto antifascista ho fatto le mie battaglie negli anni 70 quando essere di sinistra era un vanto quando nelle scuole si faceva politica quando si sfilava cantando =el pueblo unido e sopratutto la destra strisciante era ben definita facciamo in modo che claudio Varalli giannino zibecchi e tanti altri compagni non siano morti invano.w la resistenza

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