Importante sentenza della Cassazione: i rider vanno trattati come lavoratori dipendenti

Sono anni che si discute di quale trattamento normativo applicare ai rider, i ciclofattorini delle grandi piattaforme di cibo a domicilio. Da qualcuno, soprattutto dalle aziende, sono considerati lavoratori autonomi da pagare a cottimo e senza diritto ai classici istituti del lavoro dipendente come le ferie o la malattia, la liquidazione e, in qualche caso, nemmeno l’assicurazione per gli infortuni. Altri, invece, come le organizzazioni sindacali o alcuni sindacati metropolitani dei rider, considerano i ciclofattorini lavoratori dipendenti cui applicare le tutele previste dal contratto nazionale della logistica. In alcuni casi, a livello territoriale o aziendale, sono stati sottoscritti anche degli accordi per inquadrare queste figure nel campo del lavoro subordinato. A questa interpretazione si sono opposte da sempre le grandi piattaforme del food delivery come Glovo, Just Eat o Deliveroo. Foodora, per esempio, che in Germania assume i lavoratori con contratto dipendente e in Italia, finché vi operava, inquadrava i lavoratori come autonomi, addirittura ha fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza del Tribunale di Torino che riconosceva ai rider la stessa normativa e la stessa retribuzione dei lavoratori dipendenti. La notizia di oggi è che, con sentenza depositata ieri (la n. 1663/2020), la Cassazione ha respinto il ricorso dell’impresa confermando la sentenza dell’appello di Torino.

Palpabile la soddisfazione delle organizzazioni sindacali. “I rider devono avere le stesse tutele dei lavoratori subordinati. Accogliamo con favore la sentenza della Cassazione”, dice Tania Scacchetti della segreteria nazionale Cgil. “Il sistema delle multinazionali del Food Delivery non può più nascondersi dietro il falso mito del ‘nuovo’ lavoro e della completa autonomia della prestazione. Come sosteniamo da sempre con le nostre categorie, i contratti collettivi nazionali, a partire da quello della logistica, devono diventare lo strumento di regolazione del settore”.

“L’articolo 2 del decreto 81/2015 – spiega Lorenzo Fassina, responsabile dell’ufficio legale e vertenze della Cgil nazionale – non configura un tertium genus tra autonomia e subordinazione ma è una norma di disciplina che “rimedia” alla mancanza di tutele di quei lavoratori, formalmente autonomi, ma sostanzialmente fortemente coordinati con l’organizzazione delle imprese. A questi lavoratori delle piattaforme, che sono tantissimi, va applicata la normativa di tutela del lavoro subordinato. Di primo acchito – conclude Fassina – una bella sentenza che conferma la sistematizzazione da noi proposta a livello vertenziale”.

In parole povere: i rider, secondo la Cassazione, devono essere trattati come lavoratori dipendenti con tutti i diritti connessi a questo tipo di inquadramento. E dunque, da oggi, la discussione si può considerare conclusa.

Fortebraccio News

Foto di copertina: un rider prega nel centro di Milano (foto “La Luce”)

2 pensieri riguardo “Importante sentenza della Cassazione: i rider vanno trattati come lavoratori dipendenti

  1. importante decisione della corte, salvo che niente cambierà nella realtà. C’è poco da festeggiare se non si affronta il tema dei nuovi lavori e di una regolamentazione che non può risolversi con affermazioni di principio. Nuovi lavori, nuovo modo di lavorare, modulazione degli orari, organizzazione del lavoro . Tutte materie che sfuggono alla contrattazione sindacale, purtroppo anche per il lavoro fisso e strutturato. Ma anche delle stesse proposte della cgil che non sa rappresentare questi lavori e di conseguenza chi li esegue. Questo problema non riguarda solo il lavoro privo di contenuti professionali ma anche il lavoro più qualificato e le diverse forme e tempi attraverso le quali si esercita. Sarebbe bello se Landini ripassasse le illuminate elaborazioni di Trentin. Giusto per non inventare niente di nuovo,

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  2. Sarebbe veramente bello e utile quello che dice Angela, ma in generale a Landini piace buttarla in politica. Contro i fascisti?bene benissimo, per la pace? ottimo, per la difesa dell’ambiente e contro Trump? pure bene. Ma come disse quello: e l’Ancillotto? Cioè quali politiche per il lavoro e quale sindacato per i giorni nostri, visto che non siamo più nel novecento? è ora di cambiare anche il modello sindacale. Se non sbaglio la CGIL è come era il 1945, salvo una struttura burocratica in più come le organizzazioni regionali.

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