Il primo firmatario della Costituzione voterebbe no al referendum per il taglio dei parlamentari – Ilaria Romeo

Recita l’art. 55 della nostra Carta costituzionale: “Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica […]”.

Specificano gli articoli successivi: “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età […]”. “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero […] Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiori a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno”. “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno”. “E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.

Il 29 marzo prossimo, salvo diverse indicazioni, gli italiani si troveranno a votare in relazione al testo della legge costituzionale concernente Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019.

Le votazioni si svolgeranno domenica 29 marzo 2020, dalle ore 7 alle ore 23.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti. La legge sottoposta a referendum non sarà promulgata se non sarà approvata dalla maggioranza dei voti validi,  indipendentemente dal raggiungimento del quorum.

Sarà il quarto referendum costituzionale confermativo della storia della Repubblica. 

Nei tre precedenti, due volte la legge approvata dal Parlamento senza la maggioranza dei due terzi è stata respinta dagli elettori (‘Devolution’ e Riforma Renzi – Boschi), una sola è stata approvata ed è diventata legge costituzionale (Riforma del Titolo V della Carta).

La riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. L’istituto dei senatori a vita è conservato fissandone a 5 il numero massimo. Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4.

Il dibattito sul numero dei parlamentari inizia nella Seconda Sottocommissione della Commissione per il progetto di Costituzione, presieduta da Umberto Terracini e incaricata di elaborare la parte del progetto relativa all’ordinamento della Repubblica (l’Assemblea costituente deciderà in realtà che il numero dei parlamentari vari con il variare del numero degli abitanti, eleggendo un deputato ogni 80.000 abitanti o frazioni superiori a 40.000 e un senatore ogni 200.000 o frazioni superiori a 100.000. Sarà la legge costituzionale del 9 febbraio 1963, n. 2, a trasformare quel numero variabile nel numero fisso di 630 deputati e 315 senatori. Per le prime tre legislature repubblicane, la Camera dei deputati si comporrà di 574 – I legislatura, 1948- 1953, 590 – II legislatura, 1953-1958 e 596 deputati III legislatura, 1958- 1963).

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Sosteneva il 18 settembre 1946 il presidente dell’assemblea costituente Umberto Terracini, primo firmatario della Costituzione insieme al Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola e al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.: “D’altra parte il numero dei componenti un’assemblea deve essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale. Non è, come ha accennato l’onorevole La Rocca, che si vorrebbe conservare l’attuale numero dei deputati per rispetto ad una tradizione, ma perché la diminuzione del numero dei componenti la prima Camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni. Quindi, se nella Costituzione si stabilisse la elezione di un Deputato per ogni 150 mila abitanti, ogni cittadino considererebbe questo atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare”.

Ma quanti deputati si trovano all’interno dei parlamenti dei paesi appartenenti all’Unione europea?

E’ il Bundestag tedesco a detenere il primato per il numero di deputati eletti (709, numero variabile, cui si sommano il 69 membri del Reichstag), seguito dalla Camera dei comuni inglese, che si compone di 650 deputati (792 sono i membri della Camera dei Lord, che tuttavia hanno un status particolare: non sono elettivi, restano in carica a vita e non hanno una retribuzione fissa ma solo diarie e limitati rimborsi spese).

A Parigi siedono 577 deputati all’Assemblea nazionale e 348 senatori; in Spagna 350  al Congreso e 266 al Senado.

La classifica però si ribalta se si prende in considerazione il parametro della rappresentanza, ossia il numero di parlamentari per 100mila abitanti.

“Sulla base della Costituzione attuale – riporta un approfondimento a cura  del Dipartimento riforme istituzionali disponibile on line – in Italia abbiamo un totale di 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori). A questi vanno aggiunti i senatori a vita e i senatori di diritto a vita, cioè i presidenti emeriti della Repubblica. Ciò significa che, senza includere nel calcolo i senatori a vita, nel nostro Paese abbiamo 1,6 membri del Parlamento per ogni 100.000 abitanti. Mettendo a confronto i dati dei 27 paesi Ue emerge, da uno studio svolto dal Senato nel 2013, che la graduatoria del numero di parlamentari ogni 100.000 abitanti vede le prime tre posizioni occupate da Malta con 14,5 ‘onorevoli’, Lussemburgo (11,2) ed Estonia (7,6). Utilizzando questo criterio, l’Italia si trova al ventitreesimo posto visto che di parlamentari ne ha 1,6 ogni 100.000 abitanti, dietro Danimarca (tredicesima con 3,2 parlamentari ogni centomila abitanti) e Regno Unito (al diciannovesimo posto con 2,2 parlamentari). Seguono Francia, ventiquattresima (1,4), Spagna e Olanda (con 1,3) e Germania, ‘ultima’ con meno di un parlamentare (0,9) ogni 100.000 abitanti. Se si passa, invece, ad analizzare la graduatoria in termini assoluti, l’Italia con 950 tra deputati e senatori è al secondo posto, dopo i 1.430 del Regno Unito. Seguita da Francia (925), Germania (778) e Spagna (616)”.

Oggi il referendum è in bilico. La preoccupazione per l’epidemia da Covid-19 che nel nord Italia si sta sviluppando incessantemente, potrebbe mettere a rischio la consultazione elettorale.

Il tema ancora non è stato affrontato dal Governo, ma l’ipotesi di un rinvio è già iniziata a circolare. Se l’esecutivo valuterà positivamente la richiesta di spostamento della data, sarà la prima volta nella storia del Paese che si rinvia una consultazione democratica a causa di una emergenza sanitaria.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

Un pensiero riguardo “Il primo firmatario della Costituzione voterebbe no al referendum per il taglio dei parlamentari – Ilaria Romeo

  1. Caro Fortrbraccio, tu che sei amico di Zingarpetti, diglielo che sta facendo una puttanata a votare SI al referendum per il taglia parlamentari. Perché l’esito del referendum dipende dalla posizione ufficiale del PD. E se anche il PD, insieme agli altri ha votato la legge in parlamento per accontentare il M5S (era nel contratto di governo), il voto referendario è un’altra cosa. Ora è il popolo che decide, il PD potrebbe indicare di votare NO!

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