Sicurezza nelle fabbriche, lo “sfogo” di Francesca Re David dilaga sui social: “Siamo arrabbiati, tutti”

Le fabbriche rimangono aperte, anche quelle non essenziali. Sempre che vengano rispettate le indicazioni previste nell’accordo di contrasto e contenimento del coronavirus, siglato l’altro ieri da governo, sindacati e imprese. Non tutte le fabbriche, per la verità, daranno continuità alla produzione. Non la Lamborghini, né la Ducati o la Ferrari, che ha deciso lo stop di due settimane, né tantissime altre aziende che hanno disposto la sospensione dell’attività, un po’ per sensibilità verso i lavoratori e i territori in cui sono insediati, un po’ per avviare processi di sanificazione degli stabilimenti. In tante altre aziende, il blocco lo hanno deciso i lavoratori. Come nel caso della Lobo di Milano, che produce bulloni, i cui 272 dipendenti sono da ieri in sciopero: “Noi non siamo sacrificabili”.

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Foto Agi

Ma il vero banco di prova per testare l’efficacia del protocollo per la sicurezza e il contenimento del coronavirus nelle fabbriche sarà domani, quando gli operai rientreranno al lavoro: “ci saranno davvero le mascherine e i dispositivi di sicurezza previsti nell’accordo visto che non si trovano nemmeno per gli ospedali?”, si chiedono in tanti. “E sarà possibile mantenere le distanze di sicurezza in luoghi di lavoro in cui, normalmente, si lavora gomito a gomito?” Domande, dubbi, preoccupazioni. E paura. La paura non tanto di andare al lavoro ma di tornare a casa dal lavoro, dai propri familiari, ed esporli al rischio, remoto o meno che sia, di contagio. Qualcuno vorrebbe scioperare, chiedere la chiusura temporanea delle fabbriche non essenziali. Insomma, l’accordo è sicuramente uno strumento di tutela in più ma in tanti non abbandonano l’idea che sia possibile fermare la produzione, laddove non sia necessaria al contrasto del virus. Insomma, è il ragionamento, non è che se non produco sedili per gli scooter, muore qualcuno. Al massimo, qualche azienda fa meno profitti ma la salute, è la parola d’ordine, viene prima dei profitti.

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Ed è in questo scenario complicatissimo che ieri sera è intervenuta la segretaria nazionale della Fiom, la categoria dei metalmeccanici, Francesca Re David, un post su Facebook che è stato condiviso centinaia di volte: “Siamo arrabbiati – scrve Francesca Re David – tutti. Perché ci sono regole ferree quando sei cittadino: non puoi uscire di casa, vederti con gli amici, sentire musica insieme o andare a una partita. Devi stare a un metro per entrare in un negozio e ti chiedono dove vai per strada. Ma quando ti metti il mantello di lavoratore, allora le cose cambiano e non ci sono più i tutori dell’ordine a far rispettare le regole. E ti preoccupi per te e per quando torni a casa. E devi dare anche una mano ai figli che non vanno a scuola, ma distante, perché magari a lavoro sei stato troppo vicino e non ti fidi. E magari dopo che sei stato gomito a gomito ti fermano se porti fuori il cane. Un non senso. Non c’è’ scelta, il senso dobbiamo darlo noi tutti insieme, che non facciamo le leggi ma gli accordi e gli scioperi. Con gli strumenti che sono nostri di confronto e di lotta. E con gli accordi e gli scioperi – conclude la segretaria – ci diamo strumenti, quelli che sono nelle nostre mani. E allora non sbagliamo bersaglio, ogni accordo e’ uno strumento in più da mettere accanto alla lotta”.

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Un post che ha dato il via ad un dibattito acceso ma civile: “Sono incazzato – scrive Filippo – oggi ancora quasi 200 morti e vivo nella zona del lodigiano, sono 3 settimane più che stiamo lavorando con il terrore di contrarre il virus ma non solo per noi ma per tutta la nostra famiglia”. Aggiunge Daniela, operaia: “Nessuno sta dicendo che vadano fermate anche le produzioni essenziali ma tutte le altre. Le mascherine e i dpi sanitari scarseggiano negli ospedali, siamo in emergenza sanitaria, sarà il caso che vengano convogliati dove ci sono reali necessità impellenti? Gli imprenditori possono permettersi le chiusure di due settimane estive in agosto in Lombardia ma per star fermi due settimane per emergenze di salute pubblica no?” Qualcuno, giustamente, distingue tra la produzione di prima necessità, come prodotti sanitari o beni alimentari, che non è in discussione, e la produzione non essenziale che si potrebbe anche fermare.

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Ragionamenti, interrogativi, dubbi e bando alle letture semplificate. Il tema della sicurezza e del contrasto al coronavirus nei luoghi di lavoro e produzione è inedito e nessuno ha soluzioni miracolose. C’è un accordo che sicuramente rappresenta uno strumento in più per i delegati sindacali e i lavoratori e va applicato. E c’è anche lo strumento della lotta e, perché no, dello sciopero. Perché, come dice Francesca Re David “ogni accordo e’ uno strumento in più da mettere accanto alla lotta”. In altre parole: se non ci sono i dispositivi di sicurezza si sciopera. Padrone avvisato.

Fortebraccio News

Un pensiero riguardo “Sicurezza nelle fabbriche, lo “sfogo” di Francesca Re David dilaga sui social: “Siamo arrabbiati, tutti”

  1. certo che di capriole la Re Davide ne fa a iosa. La smettesse di fare propaganda alla Salvini. Se ritiene che non ci siano la condizioni per mandare avanti la produzione decidesse di dichiarare lo scipero anche a oltranza senza scaricare sui delegati responsabilità enormi. Ma forse non vuole fare torto a Landini che ha firmato il protocollo con il governo.

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