Patrimoniale subito – Maurizio Brotini

Lo scontro politico e sociale in atto si articola su tre livelli: le misure che prenderà l’Europa come risposta alla crisi da pandemia, se in Italia pagherà il lavoro o la rendita, se prevarrà il lavoro produttivo quali saranno i rapporti di forza tra padroni ed operai all’interno dei luoghi di lavoro. Ci concentreremo solo sul secondo aspetto: è nostra convinzione che se non provvederemo ad una tassa patrimoniale progressiva sulle grandi rendite finanziarie ed immobiliari, ad una riforma strutturale del fisco con aumento robusto dell’aliquota massima, riduzione delle aliquote minime e introduzione di un numero significativo di aliquote intermedie, lotta all’evasione e soprattutto all’elusione fiscale non si darà uscita progressiva dalla crisi. Se non paga la rendita pagheranno i lavoratori e le lavoratrici, qualunque siano le scelte europee.

Riportiamo un po’ di cifre prima dell’impatto della pandemia: a fronte di 5 milioni di indigenti, il risparmio gestito cresceva nell’anno trascorso a 2.280 miliardi, i depositi bancari a 1.700 miliardi, la ricchezza sommersa 210 miliardi e la ricchezza delle famiglie ammontava 8,4 volte il reddito medio. Il risparmio gestito è aumentato nel 2019 del 13,9% rispetto all’anno precedente e soprattutto è quasi l’importo dell’intero debito pubblico, ammontante nello stesso mese della rilevazione a 2.447 miliardi. Interessante anche il dato dei depositi bancari che era pari al Prodotto Interno Lordo. Il reddito complessivo 1.200 miliardi, composto da stipendi e pensioni. Ma l’aspetto che maggiormente colpisce e ci interessa nel dato della ricchezza è che si mostra composta soprattutto da immobili, strumenti finanziari, depositi e cash. Un Paese da record con 10.000 miliardi, 8,4 volte il reddito medio, un multiplo che in Europa non ha eguali: la Germania è a 6,5 e Francia e Gran Bretagna sono al7,9. Questa mole di ricchezza è concentrata per il 50% nel possesso di immobili. Riprendendo il Rapporto Oxfam ricordiamo come le 10 persone più ricche d’Italia posseggano da sole 100 miliardi di ricchezza, e di come il 10% più ricco abbia aumentato negli ultimi trent’anni la quota di reddito totale al 29% contro il 50% più povero che l’ha vista diminuire al 24%.

E’ nell’impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici che dobbiamo ricercare l’origine di tali fenomeni: i lavoratori poveri sono almeno il 12% della forza lavoro complessiva e guadagnano meno di 8.200 euro l’anno. Ed è proprio il lavoro il buco nero del nostro Paese, come ci ricorda il Bilancio equo e sostenibile del 2019 presentato dall’Istat: il lavoro che manca, il lavoro povero, precario, atomizzato, in competizione in basso, sommerso, misconosciuto nel suo valore e nella sua rappresentanza e centralità politica e sociale. E’ questa la base materiale di un Paese incattivito e tendente alla solitudine ed al rancore, sulla quale si abbatte la pandemia e soprattutto la scelta di limitare e penalizzare nei movimenti la sfera individuale e ricreativa e consentire invece, anche senza dispositivi di protezione, l’attività lavorativa spesso anche in settori non essenziali. Carne da macello in fabbrica e reclusi nella vita.

Negli ultimi 10 anni 10 punti di Pil sono transitati dalla remunerazione del Lavoro a quella del Capitale. Un quadro purtroppo coerente con la distruzione dell’apparato produttivo del nostro Paese ridotto ben prima dell’abbattersi del coronavirus di quasi il 25%, senza uno straccio di politiche industriali e di strumenti e presenza pubblica nell’economia per poterle realizzare, sostanzialmente subcommittente per il sistema manifatturiero tedesco. Un paese putrescente che si polarizza sulla rendita, sfruttando brutalmente il fattore lavoro, immigrato e autoctono, e vivacchiante sulla gestione privatizzata dei monopoli naturali, siano essi autostrade, ciclo idrico integrato e insieme dei beni comuni, dove la sanità privatizzata diviene uno dei settori di remunerazione preferiti sia per Confindustria che per la criminalità organizzata, assieme al ciclo dei rifiuti. Ma è il mattone che la fa da padrone nell’alimentare la rendita. Rendita immobiliare e sviluppo manifatturiero di qualità non vanno di pari passo, anzi. La remunerazione della rendita, esente sostanzialmente da rischi, e con un tasso ben maggiore del 3/5% di molte attività manifatturiere, distoglie capitali dagli investimenti produttivi e contribuisce oggettivamente alla desertificazione industriale. Per fare politiche industriali che non siano dichiarazioni volontaristiche o mozioni degli affetti bisogna colpire la rendita, punto. Con la tassazione patrimoniale a livello nazionale e del sistema delle autonomie locali, con il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, come strumento sia di giustizia sociale che di abbassamento dei canoni di affitto, con la regolamentazione degli affitti turistici, con paletti stringenti su emersione del nero, rispetti contrattuali, tassazione degli operatori. Non bisogna tornare a come eravamo prima, perché è come eravamo prima che era il problema.

Maurizio Brotini

3 pensieri riguardo “Patrimoniale subito – Maurizio Brotini

  1. Bellissima analisi economica e sociale e giuste quindi le proposte!
    1°) Riforma fiscale introducendo la ” Starke Progressivsteuer” ovvero ” l’imposta fortemente progressiva” che corrisponde all’articolo 53 della nostra Costituzione antinazifascista!
    Tale imposta fortemente progressiva deve essere applicata alla capacità contributiva effettiva a iniziare dagli azionisti delle multinazionali ed a quelli delle SPA nazionali e giù giù dal livello industriale a quello commerciale e nei servizi.
    Questo sistema corrisponde all’esigenza di mettere fine ad elusione ed alla conseguente evasione fiscale causati dai regimi fiscali agevolati per i capitalisti grandi e medi , in mdo che anche essi ” concorrino alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e con il criterio della progressività”.Questo loro sistema privilegiato di pagare una inezia di tasse ed anche di risiedere nei paradisi fiscali anche di alcuni paesi della UE,fa una concorrenza sleale ai piccoli imprenditori e questi,oggi loro alleati invece di esserlo con i lavoratori dipedenti e pensionati, finiscono e finiranno di essere le vittime dei loro becchini ovvero dei capitalisti delle multinazionali e delle SPA nazionali!
    Unire le partite IVA individuali, che sono di fatto dei lavoratori dipendenti senza diritti, con i lavoratori dipendenti e pensionati che rappresentano la stragrande maggioranza, e quindi di elettori, della nostra popolazione!
    Recuperare la storica e colossale evasione fiscale significa destinarla a massicci investimenti statali per il lavoro,la sanità, la scuola,la previdenza.una politica ecologica che tuteli la salute,il paesaggio,il territorio etc.etc.! Fare la Rivoluzione realizzando la Costituzione antinazifascista nella vita delle persone!

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  2. Patrimoniale si, ma destinata a cosa? Se è destinata ad incrementare i consumi per riavviare quella economia che è stata causa del disastro nò, deve essere destinata a quelle grandi opere di risanamento e sostanziale riforma delle attività umane.

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    1. La Vera patrimoniale esiste già ed è sul reddito!E’quella preferita dalla classe dirgente capitalista ed è applicata sui carburanti per cui sul prezzo medio di un litro di benzina alla pompa c’è un carico fiscale del 169%! Pagati i parti uguali sia dal ferrarista che dal pandista e da quello che va in motorino! A questa politica fiscale liberista classista si aggiunge la disuguaglianza tra il ferrarista e gli altri presi ad esmpio.Infatti il ferrarista,intestando la sua auto di lusso all’impresa,scarica tutta la spesa per l’acquisto e per la benzina e per la sua manutanzione,dal redito di impresa facendo risultare inferiore il suo reddito sottoposto a tassazione mentre agli operai,impiegati e pensionati tutto questo è negato!Invece proponiamo la forte tassazione progressiva sul capacità contributiva effettiva come anche proposta nel Manifesto del Partito Comunista del 1848 di Karl marx e Friedrich Engel!
      Proponiamo il ripristino delle aliquote Irpef del 1974 che partivano da un minimo del 10% ed con un più 3% per ogni scaglione arrivavano fino al 72%! Proponiamo che i tibuti sui consumi che provocano,non una progressività e neppure una proporzionalità ma una regressività,una grave ingiustiza sulle classi meno abbienti diventino acconti su quanto dovuto sulla propria capacità contributiva in modo da renderli progressivi in rapporto,appunto sulla capacità contributiva di tutti compresi gli stranieri delle multinazionali! E’ utile leggere il verbale n° 130 dell’Assemblea Costituente del 23 maggio 1947 per capire cosa significano i disposti costituzionali dei 2 commi dell’articolo 53 della Costituzione!

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