Landini: “Regolarizzare i lavoratori stranieri è un atto di intelligenza politica”

Stamattina Maurizio Landini è intervenuto a “Radio Anch’io” sollecitando il governo a regolarizzare i lavoratori stranieri costretti a lavorare nei campi e a vivere nei ghetti: “Si parla sempre della frutta e della verdura che rischiano di non venire raccolte, adesso pensiamo a chi le raccoglie. Regolarizzare i documenti e i contratti per combattere il lavoro nero è un atto di intelligenza politica”, ha detto il segretario della Cgil rilanciando  le richieste che da giorni la Flai, la categoria dei lavoratori dell’industria alimentare della Cgil, da sempre impegnata nella lotta allo sfruttamento, va rivolgendo alla politica. Nei mesi scorsi, a riconoscimento di questo impegno, la Flai, accompagnata da Landini, è stata ricevuta dal Papa. Un impegno che alla Flai è stato riconosciuto anche dall’Onu.

papa

Non a caso, il primo in Italia a lanciare la parola d’ordine della regolarizzazione dei braccianti stranieri e della tutela dei migranti nei ghetti è stato Giovanni Mininni, numero uno della Flai e promotore della lettera aperta al presidente della Repubblica Mattarella, lanciata assieme a “Terra”, cui hanno aderito tantissime personalità del mondo della cultura, del sindacato dell’associazionismo come “Libera” di Don Ciotti e il Gruppo Abele: “Non agire – ha detto Mininni che qualche giorno fa ha organizzato pure una raccolta di beni alimentari per le famiglie e i lavoratori in difficoltà di Villa Literno – significa esporre ancora di più questi lavoratori, che assicurano il cibo sulle nostre tavole, ai fenomeni dello sfruttamento e del caporalato, significa lasciarli in balia di continui ricatti”.

villaliterno
Consegna di beni alimentari a Villa Literno

In questi giorni, la Flai ha lanciato anche un’efficace e incalzante campagna di comunicazione sui social, intitolata “Regolarizzateli” in cui dà voce, attraverso brevi “telegrammi” quotidiani, ai protagonisti e ai sindacalisti impegnati in prima linea nella lotta contro lo sfruttamento e il caporalato.

Tra questi Jean René Bilongo, arrivato tanti anni fa in Italia dal Camerun e oggi sindacalista impegnatissimo sul fronte della tutela dei migranti costretti a vivere nei ghetti: “Nei ghetti c’è un esercito di schiavi che si spezza la schiena per dare frutta e verdura agli italiani in quarantena”, ha detto Bilongo. Dello stesso tenore il commento di Tina Bali, segretaria nazionale della Flai: “Dobbiamo ricordarci che parliamo di persone, non di schiavi, rendiamo indispensabili i diritti non solo le braccia”. Da Foggia, è intervenuto un altro sindacalista simbolo della lotta allo sfruttamento, Raffaele Falcone: “Chiediamo documenti e diritti, rendiamoli liberi dallo sfruttamento e dal caporalato”. E infine, è arrivato il sostegno anche dei lavoratori della Perugina attraverso la rappresentante sindacale Simona Marchesi: “Il cibo deve avere il sapore della dignità – ha detto – vogliamo lavoratrici e lavoratori, non schiavi”.

landfinimininni

La campagna della Flai, rafforzata oggi dalle parole di Landini, sembrerebbe cominciare a far breccia nel mondo politico o nei suoi settori più sensibili, il tema della regolarizzazione dei migranti che lavorano nei campi ha guadagnato centralità nel dibattito pubblico. Vedremo gli sviluppi ma c’è da scommettere, da quanto ci risulta, che la categoria diretta da Giovanni Mininni, non recederà di un passo fino a quando l’obiettivo non verrà raggiunto.

Fortebraccio News

9 pensieri riguardo “Landini: “Regolarizzare i lavoratori stranieri è un atto di intelligenza politica”

  1. Il riconoscimento dei diritti dei lavoratori stranieri e non è un Dovere costituzionale disposto e statuito dagli articoli 2,3,35,36,37,38,39 e 40 della Costituzione! Questi articoli sono stati e sono ancora inosservati dai legislatori! A quando la realizzazione della Costituzione antinazifascista nella vita delle persone che è preliminare ad una società socialista autogestita dai lavoratori?

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    1. Prima si fovrebbe rispettare la Costituzione nei confronti del popolo italiano poi, se ne avanza anche per gli altri e, a prescindere che gli stranieri regolari non hanno bisogno di altro, gli irregolari si chiamano “clandestini” che piaccia o meno, e i clandestini vanno rimpatriati non regolarizzati!!!!

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      1. I lavoratori devono essere messi in regola dagli imprenditori e se non lo fanno sono loro i responsabili non i lavoratori siano essi stranieri o italiani o stranieri irregolari.Questa la Costituzione! Oggi non ci sono più gli irregolari stranieri ed italiani e neppure quelli regolari nei campi per la raccolta agroalimentare.Cosa facciamo? Mandiamo quelli con il reddito di cittadinanza che dovrebbero essere disoccupati compresi gli italiani? Certo che se lipagano 2/3 euro l’ora la vedo dura che ci vadano gli italiani!

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  2. Questa volta non si può sbagliare con tentennamenti o soluzioni parziali (voucher). Sarebbe un dramma per la sinistra, sarebbe un grave segnale all’immaginario della società e un danno molto serio al Paese. Nessun dubbio su Landini e la CGI. Dunque questa mia esortazione é del tutto superflua, scusate.

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    1. E’ IL CAPORALATO CHE ORGANIZZA SQUADRE DI BRACCIANTI ” DISCIPLINATE” PER I PADRONI TERRIERI E DELLE VARIE MAFIE!
      LA STORIA……IN VIOLAZIONE DELL’INTERA COSTITUZIONE FONDATA SULL’EQUITA’ E LA SOLIDARIETA E CHE METTE AL CENTRO LA PERSONA UMANA! MA CHI SE NE OCCUPA DELLA SUA REALIZZAZIONE?
      Lo sfruttamento nei campi è la regola e non l’eccezione!
      Non solo il caporalato esiste, ma controlla ogni anno decine di migliaia di braccia in tutta Italia, come evidenziato dai rapporti Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto.
      Ciò accade non solo nelle regioni meridionali, ma anche nella pianura Padana o nelle Langhe piemontesi.
      Lavorano tutti sotto caporale. Sono i nuovi “suprastanti”, sui loro cellulari che d’estate diventano bollenti, a mediare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’agricoltura del ventunesimo secolo. Sono loro a fornire ai proprietari terrieri squadre di lavoro “disciplinate” i cui membri accettano di lavorare per meno di venti euro al giorno.
      Il mondo del pomodoro
      Nel mondo del pomodoro la paga è a cottimo. Riempiendo un cassone di tre quintali di prodotto si ottengono 3,50 euro, quando va bene (al produttore il pomodoro viene pagato 8 euro al quintale). Di questi, 50 centesimi vanno dati al caporale, che prenderà altri soldi per il trasporto nei campi, per la fornitura di acqua e cibo e – in alcuni casi – anche per l’assegnazione di un alloggio in condizioni degradate.

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  3. Va bene ! Ma prima per fare ordine e giustizia……. Vengono prima , per ordine di precedenza , residenti da più tempo e senza un contratto di lavoro e italiani partiti all’estero in cerca di fortuna , c’è da farli rientrare e sistemarli qui in Italia 🏭🏭🏭

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