Daniele, il metalmeccanico con l’antifascismo nel sangue

Daniele Calosi, l’altro ieri sera, assieme ad un altro compagno metalmeccanico, è salito su un tetto di Firenze e ha cantato Bella Ciao. E’ il suo modo di prepararsi al 25 aprile. Daniele, dice chi lo conosce, “l’antifascismo ce l’ha nel sangue”. E non solo perché è il segretario della Fiom di Firenze, città medaglia d’oro della Resistenza, ma anche perché il suo percorso di vita ha incrociato quello di un monumento della Resistenza, Silvano Sarti, nome di battaglia “Pillo”, protagonista della lotta partigiana.

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Daniele Calosi e Silvano Sarti (Pillo)

E’ il secondo anno senza Pillo – ricorda Calosi – e ancora non ce ne facciamo una ragione, perché Silvano, con la sua forza e determinazione che ha sempre messo come partigiano, prima, e dirigente della Cgil dopo, sembrava come immortale. In città ancora non ci rendiamo conto che lui non ci sia più. Pillo è stato un compagno e un amico mio e di tutti i lavoratori, ma sopratutto continua ancora ad essere un punto di riferimento di intere generazioni di fiorentini, dai ragazzi delle scuole fino alle generazioni più anziane. Pillo ha lasciato a tutti noi un’eredità enorme. l’11 Agosto del ’44, Firenze non fu liberata dalle forze alleate ma vide entrare, per prime, le brigate partigiane che guidarono l’insurrezione generale. Infatti, “ringraziar dovremo solo quelli, che un giorno li chiamavano ribelli”. Ribelli come Pillo e ribelli come Franca, “la compagna di una vita di Silvano, una delle più care amiche della Fiom, sempre presente, con lo stesso spirito di Pillo.”

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Daniele sui tetti di Firenze canta Bella Ciao

Ma Firenze non è solo la città di Pillo ma anche del “Pignone”, degli operai che difendono in armi la fabbrica, per tre giorni, dalle razzie dei nazisti in fuga, e che salvano i macchinari, per riprendere al più presto la produzione, quando gli invasori saranno sconfitti: “Nelle due principali fabbriche fiorentine metalmeccaniche, le ex Officine Galileo (oggi Leonardo Finmeccanica) e il Nuovo Pignone, – dice Calosi -, ogni anno, dal 1946, si ricorda, attraverso una celebrazione che coinvolge tutti i lavoratori e le istituzioni, i lavoratori deportati durante gli scioperi del marzo ’44, di cui 4 del Pignone che non fecero ritorno,  e 7 della Galileo, oltre ai lavoratori di molte altre aziende. E sarebbero potuti essere molti di più se i gappisti fiorentini non avessero bruciato, nelle sedi del sindacato fascista, le schede dei lavoratori da deportare prima a Fossoli e poi a Mauthausen.”

Per questo, alle parole  di La Russa e Santanchè e degli altri fascisti ed ex fascisti, che vorrebbero trasformare il 25 aprile in qualcos’altro, il segretario dei metalmeccanici risponde così: “Ci duole per loro ma il 25 aprile si festeggia la Liberazione da un regime totalitario che privò delle  libertà milioni di italiani ed italiane, che fece le leggi razziali e uccise e torturò gli oppositori. Un paese – dice – che non festeggiasse la liberazione da questo è un paese senza memoria storica. Ma poi chi sono i Patrioti?”, si chiede Calosi.  “Da una parte c’era chi lottava per cacciare i nazisti e i fascisti. Dall’altra c’era chi combatteva con gli occupanti. Non è la stessa cosa. La Russa, la Santanché e tutti quelli come loro se ne facciano una ragione, i loro avi non era la parte giusta della Storia, la parte giusta della storia erano i nostri. I partigiani hanno lasciato la Costituzione più antifascista e avanzata del mondo, mentre i fascisti hanno lasciato dolore e macerie, e grazie a Dio sono stati sconfitti.” Punto.

Ma oggi è anche il tempo del Covid e della resistenza al virus. E Daniele è il segretario dei metalmeccanici, lì a Firenze. Ha difeso in una storica lotta gli operai della Bekaert. Combattivi e determinati, esempio di resistenza. Venne anche Sting a testimoniare solidarietà a quei lavoratori. Al Nuovo Pignone, Calosi ha firmato uno degli accordi per la sicurezza anticontagio più avanzati d’Italia: “Stiamo vivendo un momento molto difficile – ammette – che ci ha messo davanti un nemico forte e insidioso, per certi aspetti più difficile da combattere del virus del fascismo stesso, il Covid-19. Stiamo gestendo questa fase di emergenza in un rapporto diretto, costante e quotidiano, con i nostri delegati e le nostre delegate, le nostre iscritte e i nostri iscritti.”

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Modu e Gabrio, operai Nuovo Pignone (foto scattata prima della pandemia)

In provincia di Firenze, nelle aziende metalmeccaniche, la Fiom ha sottoscritto accordi per tutelare il reddito (anche con l’anticipo della cassa integrazione ) per oltre undicimila lavoratori rimasti a casa, “Successivamente”, spiega Calosi, “ci siamo concentrati sui lavoratori di quelle aziende considerate essenziali, come quelle dell’energia, del biomedicale, degli appalti ospedalieri, costituendo i comitati aziendali per la sicurezza e stabilendo in alcune di queste realtà protocolli tesi alla salvaguardia della salute di tutti i lavoratori interessati.”

E sulle pressioni di Confindustria, che chiede di ripartire subito, il segretario non ha dubbi: “Quando riaprire lo dovranno stabilire le autorità sanitarie competenti nazionali. Non sono ammesse fughe in avanti da parte di nessuno. Ripartire in condizioni di sicurezza è un elemento di garanzia dell’intero sistema sanitario nazionale. Chi va a lavorare e chi sta a lavorare deve farlo in assoluta sicurezza per se stesso, per la propria famiglia e per l’intera comunità che lo circonda. L’insistenza di tanti imprenditori per ripartire immediatamente misura, a mio giudizio, la scarsa responsabilità sociale delle imprese.”

Così si “resiste” al virus. Al fascismo, invece, si resiste ogni giorno e, il 25 aprile, su invito dell’Anpi, cantando tutti assieme Bella Ciao, dai balconi, dalle finestre. Per  ritrovarsi assieme, come fossimo a Piazza Poggi, nel quartiere popolare di Oltrarno-San Niccolò, che fu uno dei centri principali della resistenza fiorentina. Tutti assieme, a festeggiare la liberazione e, idealmente, pranzare assieme ai partigiani e a tutto il mondo democratico e antifascista. “Quest’anno – conclude Calosi – purtroppo, il pranzo che si tiene per tradizione in quella bellissima terrazza sull’Arno non si potrà tenere. Come Fiom aderiamo alle iniziative messe in campo da Anpi e Cgil per il 25 Aprile, e la sera abbiamo organizzato, sul profilo Facebook della Fiom di Firenze, un confronto in diretta sui valori della Liberazione con un video ricordo di Silvano Sarti, il nostro “Pillo”.

Ciao Pillo.

Fortebraccio News

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