Industria alimentare, la multinazionale che ha trattato peggio i lavoratori durante il coronavirus è la Coca Cola

Avete presente la questione dei cosiddetti lavori “essenziali”? Quei lavori, cioè, che non possono essere interrotti nemmeno durante la pandemia perché ritenuti indispensabili per il Paese? Bene, l’industria alimentare è considerata – giustamente – tra le produzioni essenziali perché consente che il cibo continui ad arrivare sulle tavole dei cittadini. Di conseguenza, i lavoratori che operano nella filiera del cibo hanno continuato e continuano a lavorare pure in pieno lockdown, con i rischi che ne conseguono per la loro salute e sicurezza e quella delle loro famiglie. Naturalmente, grazie ai protocolli anti-contagio sottoscritti tra aziende e sindacati, ai lavoratori vengono forniti tutti i dispositivi di protezione individuale. Inoltre, tutte le aziende del settore alimentare hanno messo in campo forme di premialità per i lavoratori, integrazioni allo stipendio e il riconoscimento di tutti i ratei previsti dai contratti, come quelli della tredicesima, del Tfr e delle ferie, cercando in questo modo di attenuare le perdite di chi, anche mentre tutti stiamo a casa, continua a lavorare. Tutte tranne una, la Coca Cola. Sì perché tra le aziende ritenute essenziali non ci sono solo quelle che producono beni di primissima necessità, come la pasta o il latte, ma anche, sorprendentemente, la multinazionale di Atlanta che, come è noto, produce bevande gassate. Non proprio una roba di cui non si può fare a meno. Ma questo è; “Le multinazionali dell’industria alimentare – denuncia il sindacato – non solo hanno convenuto con il sindacato di aiutare i lavoratori posti in cassa integrazione, con l’integrazione al 100% della retribuzione e con la maturazione integrale di tutti gli istituti diretti  e indiretti, ma anche premiando i propri dipendenti con sostanziosi bonus  legati al lavoro svolto in questo periodo di emergenza. Tutti tranne Coca Cola”.

Ma non è finita, perché il colosso americano non solo non spicca per sensibilità nei confronti dei dipendenti, ma nello stesso tempo, mentre dona 300.000 euro alla Croce Rossa, parrebbe abbia pure aumentato i premi per i manager e  davanti alle legittime obiezioni dei rappresentanti sindacali “minaccia” addirittura tagli al personale: “Così – dice la segretaria nazionale della Flai Cgil, Sara Palazzoli – in un contesto in cui tutte le altre multinazionali del settore, d’accordo con le organizzazioni di rappresentanza, hanno messo in campo soluzioni per tutelare e premiare i lavoratori e il loro coraggio, la Coca-Cola, la regina delle bevande gassate, vincitrice, per il quinto anno consecutivo, dell’ambito Top Employers Italia, un premio per le condizioni messe in atto nel campo delle risorse umane, non solo decide di non concedere nulla ai propri dipendenti, ma paventa ulteriori tagli al personale”.

Durissime le “accuse” dei sindacati interni contro la multinazionale: “In questo lungo lasso di tempo – spiegano i rappresentanti sindacali della Flai – ci sono stati numerosissimi esempi di aziende che non solo hanno garantito ai loro lavoratori tutto quello che noi stiamo chiedendo, rimanendo inascoltati, ma anzi, hanno premiato i loro collaboratori per aver garantito continuità all’attività, nonostante l’esposizione ad un altissimo rischio per la salute propria e delle loro famiglie, la nostra pazienza si è ormai esaurita. In questi due mesi noi ci siamo ritrovati invece davanti al costante richiamo (o vogliamo chiamarla meglio, minaccia?! ) di ritrovarci a discutere non di premi o di integrazioni salariali, ma di chiusure di stabilimenti e di riduzione del personale. Ecco, questo è per noi un utilizzo strumentale del momento drammatico che stiamo attraversando: anziché cercare di guardare avanti pensando a come risollevarsi tutti insieme dalla profondissima crisi nella quale siamo sprofondati, il management pensa a come poter sfruttare a proprio vantaggio questa fase”.

Fortebraccio News

 

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