Ecco perché firmo la petizione per il Nobel per la pace ai medici cubani – Maurizio Brotini

La situazione indotta dall’epidemia da covid19 ci impone e permette il ritorno ai pensieri lunghi ed alle domande radicali. Chiama in causa il nostro essere uomini e donne, lavoratori e lavoratrici, sindacalisti e militanti politici. Rimette al centro le cose veramente importanti: la salute, gli affetti e relazioni, il lavoro in sicurezza ed in pienezza di diritti. Rallentati dall’epidemia siamo costretti a guardarci dentro, a riscoprire piccole cose alle quale non davamo gran conto ma delle quali sentiamo la profonda mancanza. E’ un distanziamento salutare, necessario per non ripartire come prima, peggio di prima. Tutto quello che prima veniva prodotto è veramente utile e necessario? Quanto di quello che è invece utile e necessario non produciamo? Quanto vale la vita di un anziano? E’ una perdita accettabile oppure, come recita un detto africano, è la cosa più grave che possa capitare perché è come se bruciasse una biblioteca? E la frenesia degli spostamenti che non ci fanno più ascoltare la natura? E la natura che si è giustamente ripresa i suoi spazi? E non è forse l’uomo, o meglio il capitalismo finanziarizzato e globalizzato il virus che ci affligge?

Firma la petizione: il Nobel per la Pace ai medici cubani

C’è chi queste domande radicali non ha mai smesso di porsele, anzi. C’è un piccolo grande paese, Cuba, sottoposto all’embargo del gigante americano, che ha fatto della solidarietà internazionale e del diritto alla salute il suo stile di vita e la sua scala di valori. L’uomo al centro, la sua materialità, i suoi bisogni, i suoi sogni e aspirazioni. La Cuba del Che, di Cianfuegos, di Fidel, di tutti i rivoluzionari che hanno ridato dignità ad un intero popolo, ha esportato nel mondo medici e medicinali, perché il diritto alla vita di tutti è un valore rivoluzionario. Africa e America Latina, e nella pandemia da Covid19 anche Europa ed Italia. Ed allora la petizione di Fortebraccio per il Nobel della Pace per la Brigata di medici cubaniche da una Cuba socialista ancora sottoposta ad embargo sono corsi in prima linea a prestare aiuto all’opulenta, seppur diseguale, Europa ed Italia merita di essere sottoscritta e rilanciata. Perché ci sono Stati che esportano armi ed eserciti, ed altri medici.

Chi bombarda per portare democrazia e chi sconfitta con le unghie e con i denti la fame e dato istruzione e salute a tutto il suo popolo, è pronto a dividere l’essenziale e non il superfluo. L’onda di commozione e simpatia per i medici cubani in prima linea nelle realtà italiane più colpite dal virus è stata una scossa che ci ha strappati dal torpore, dal cinismo degli egoismi, dall’apatia del non ci sono alternative, dal primato incontestabile del profitto e dell’impresa privata. Ci ha ricordato che ciò che sarà dipende da ciascuno di noi, che è bello coltivare pratiche e valori come l’altruismo e la solidarietà. E allora firmiamo, perché la piccola grande Cuba abbia il riconoscimento che merita. Ma soprattutto mobilitiamoci, perché i nostri volti tornino sereni come quelli di chi sta facendo ciò che è giusto ed umano fare. E che il Nobel per la Pace vada a chi la Pace la costruisce ogni giorno.

Maurizio Brotini

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