Lo Statuto dei lavoratori va esteso a tutti – Sergio Cofferati

Nel terzo congresso della Cgil tenutosi a Napoli alla fine del 1952 Giuseppe Di Vittorio lanciò l’idea di uno Statuto dei diritti dei lavoratori. Di una legge cioè in grado di garantire libertà e dignità alle persone nei luoghi di quel lavoro indicato nell’art.1 della Costituzione.

Nel congresso precedente, a Genova, nell’autunno del 1949, Di Vittorio aveva proposto “Il piano del lavoro”, l’insieme cioè di azioni e di interventi necessari per la ripresa dell’economia nazionale dopo il dissesto provocato dalla seconda guerra mondiale. Il testo della proposta di Piano per il lavoro venne rifinito all’inizio del 1950 nella Conferenza economica nazionale tenutasi a Roma.

divittorio

La Cgil e il suo segretario avevano ben chiaro che una politica economica efficace ed espansiva aveva bisogno di risorse, progetti e partecipazione. La partecipazione dei lavoratori era possibile solo riconoscendo loro reddito adeguato e ancor prima fondamentali diritti individuali e collettivi nei luoghi di lavoro. Da qui l’esigenza dello Statuto.

La legge sollecitata da Di Vittorio prenderà corpo solo dopo un lungo periodo, nel maggio del 1970. Negli anni intercorsi l’economia era tornata a crescere ma nel mondo del lavoro i conflitti esplodevano in continuazione sia per le cattive condizioni di lavoro, in particolare in agricoltura e nell’industria, sia per i frequenti atti di discriminazione ai quali venivano sottoposti le donne e gli uomini che lavoravano da parte delle imprese.

La spinta politica dei socialisti nei governi di centrosinistra e le pressioni dell’opposizione comunista in quegli anni portarono il Parlamento a varare leggi importanti per chi lavorava, come la giusta causa nei licenziamenti, i diritti e le pensioni. Lo Statuto venne approvato con il voto favorevole dei partiti del centrosinistra e dei liberali. I comunisti, i socialproletari e i missini si astennero. I comunisti si astennero perché giudicavano insufficienti le tutele destinate ai lavoratori delle piccole imprese che quel testo stabiliva.

In questi 50 anni gli effetti dello Statuto sono stati importantissimi, ha garantito dignità a lavoratori e lavoratrici, ha consentito a governi e parti sociali di affrontare crisi fortissime come quelle dei primi anni novanta e della fine del primo decennio del duemila senza che si producessero danni rilevanti alle persone o che nascessero conflitti distruttivi.

In quello Statuto si è sempre riconosciuta la cultura del lavoro della sinistra politica. Almeno fino a quando il Jobs Act ne ha lesionato parti significative senza che questo (come era facile prevedere) creasse vantaggi per le persone e per l’economia.

Nel tempo del contrasto della pandemia e dopo la sua auspicabile sconfitta dovremo affrontare una fase economica e sociale difficile, non certo inferiore per complessità a quelle della seconda metà del secolo scorso. Anche per questo è necessario estendere lo Statuto a chi non ne è protetto, per poterlo difendere adeguatamente.

Poi bisogna risanare le lesioni prodotte dalla legislazione recente in materia di lavoro. Ed infine scrivere una legge sulla rappresentanza che dia certezza alla contrattazione e ai suoi risultati. In una ripresa basata su cambiamenti rilevanti del modello di sviluppo il tema dei diritti individuali e collettivi si pone oggettivamente e se ben risolto può garantire la coesione sociale nel cambiamento. Quel che sorprende e preoccupa è, su questi temi, il silenzio della sinistra che oggi nel suo insieme è al governo. Perché?

Sergio Cofferati

Consigli di lettura sul tema: “Lavorare è una parola”, a cura di Altero Frigerio e Roberta Lisi (Donzelli Editore)

frigerio

4 pensieri riguardo “Lo Statuto dei lavoratori va esteso a tutti – Sergio Cofferati

  1. Il dramma di questi ultimi anni, è la contrattazione di secondo livello fatta da aziende di settore, che si spacciano per sindacati minori, che hanno l’unico scopo di vessare i lavoratori per favorire la proprietà.
    Si crea una RSA (mai una RSU) espressione della proprietà, e si fanno passare le migliori nefandezze.
    Contratto unico del lavoro ed unità sindacale subito, e ritiro immediato degli pseudo contratti di secondo livello firmati fino ad oggi.

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  2. È sorprendente, Cofferati parla di estensione di diritti a tutti, sanare le lesioni prodotte dalla recente legislazione, fare una legge sulla rappresentanza e in tutto l’articolo non ricorda che la recente proposta di legge della Cgil dice tutto ciò. Di più, non la nomina proprio. Non so che dire.

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  3. La Cgil nel 2016 ha lanciato la carta dei diritti, che ampia le tutele a tutti I lavoratori, dipendenti ed autonomi. Grande progetto che tutela tutti I lavori.

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