Meglio dinosauri che “guitti”

Ieri L’Uomo del Blog ha detto sì. E lo ha fatto nel modo che gli riesce meglio: insultando. O pensando di insultare quelli del No chiamandoli “Dinosauri”, specie estinta nell’era giurassica. Beppe Grillo ha così voluto dare una “spintarella” (che però forse è stato un boomerang) al Sì, o meglio a Luigi Di Maio. Ché senza il Sì per lui sono caxxi.

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Di Maio, a sua volta, ha condiviso sulla sua pagina Facebook il post di Grillo, insulti compresi. Ed errori compresi. Già, perché, passi per Grillo che è del Mesozoico pure lui, ma che un giovane ministro come Di Maio, rilanci un post in cui c’è scritto che si vota tra due settimane, beh, qualche problema lo crea. Ci si augura solo che qualche lettore/elettore non creda a Grillo e Di Maio e vada a votare tra quindici giorni. E vabbè.

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“Dinosauri”, dunque, quelli del No, per Beppe Grillo. Ma prima ancora “establishment” (cit. Di Maio), poteri forti (cit. Taverna), “pazzi” e “alcolisti” (cit. Travaglio). Questi del No sono il peggio del peggio, peggio della Casta (che poi sarebbero loro). Peggio di Licio Gelli della Loggia massonica P2, che voleva anche lui tagliare i parlamentari portandoli a 600 (guarda il caso). Manca solo che li incolpino della guerra delle Falkland. Argomenti zero, se non certi schemini che comparano l’Italia con gli altri paesi europei, e persino con gli Usa, che Casaleggio e Casalino fanno girare a favore di boccalone per dimostrare che il male dell’Italia sono i parlamentari. L’Italia è disegnata come un paese oppresso dal parlamentarismo, “invaso” dai parlamentari. I parlamentari (tra cui loro stessi, i promotori del Sì, evidentemente) vengono descritti come responsabili di ogni sciagura. Dei mostri, dei “fannulloni”, dei “parassiti”, da tagliare, licenziare, mandare a casa. E’ come se la nostra vita improvvisamente dipendesse dal numero di parlamentari. Che ansia. E se qualcuno, come quei personaggi ributtanti del No, prova a difendere dalla morsa populista/liberista, non i parlamentari, che cambiano, ma il Parlamento, l’istituzione, che resta, viene insultato, bullizzato, chiamato dinosauro, ubriaco, establishment da un paio di “guitti” incollati alla “poltrona”.

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Eppure, l’attuale parlamento non è nemmeno dei peggiori, quasi tutto rinnovato, con i nuovi ingressi di Pd, Cinquestelle e anche del centrodestra e della sinistra. Tantissimi giovani. Non è il parlamento della Fornero o del Jobs Act, ma quello che ha affrontato la pandemia. Eppure, come ricorda qualcuno, se andiamo a vedere, dall’inizio della XVIII Legislatura – 23 marzo 2018 – sono state approvate 140 leggi, di cui 78 solo nel 2019 (1,5 leggi a settimana). Se andiamo a vedere, per esempio, il mese di ottobre 2018, scopriamo che ci sono state ben 622 votazioni, alle quali non hanno partecipato solo 5 deputati su 630, cioè lo 0,79%. I cinque assenti erano Michela Brambilla (Forza Italia), Daniela Cardinale (Pd), Manlio Di Stefano e Tiziana Cipriani (M5S), Fausto Longo (PSI, eletto in Brasile) e Vania Valbusa (Lega). In compenso ne abbiamo 24 che hanno partecipato a tutte le 622 votazioni. Altri 235 deputati hanno perduto al massimo il 10% delle votazioni. Ben 413 hanno partecipato al 75% delle votazioni e 527 a più della metà (almeno 316 votazioni). Solo 47 deputati hanno partecipato a meno di 100 votazioni e 29 a meno di 10 votazioni. Se prendessimo i 230 deputati più assenti alle 622 votazioni sopradette, scopriremmo che l’ultimo di questa “classifica” ha partecipato a ben l’85% delle votazioni, cioè 532. E dunque perché mettere le mani sulla Costituzione? Perché quest’attacco alla democrazia rappresentativa? Perché questa narrazione del “Bivacco” di mussoliniana memoria (anche Mussolini portò il parlamento a 600). Forse serve a qualche forza politica a tornare a galla? Forse è semplicemente uno spot, come dice qualcuno, per riprendere il consenso perduto? Forse sì, ma non solo.

Le ragioni di quest’aggressione le ha spiegate qualche giorno fa il senatore Matteo Mantero (5 Stelle), che voterà no: “Per essere più chiari – ha detto – i governi vogliono essere liberi di agire senza che nessuno gli rompa i coglioni”. E in effetti, c’è una tendenza generalizzata, questa sì incoraggiata dai centri di potere liberisti e dalle lobby finanziarie, a demolire le assemblee elettive a favore degli esecutivi: “Si va avanti a colpi di fiducia e di decreti blindati ormai da anni – continua Mantero – il baricentro è già decisamente spostato, non sono più i rappresentanti eletti direttamente dal popolo a prendere le decisioni, per lo più si limitano a ratificare quelle che arrivano dal Governo. Ma ancora la presenza di tanti parlamentari spesso molto preparati e dediti al lavoro nelle commissioni ha evitato errori e porcate. Anche degli ultimi Governi”.

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E’ tutto scritto in un documento del maggio 2013 della JP Morgan, (la società finanziaria coinvolta nella crisi dei subprime che ha dato il via alla crisi economica statunitense e mondiale). Un documento di sedici pagine intitolato in questa maniera: “Aggiustamenti nell’area euro”: “I sistemi politici e costituzionali del Sud -recita il documento – presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.

A tutto questo, i “dinosauri” del No stanno provando a resistere, non certo per difendere la Casta (che si difende benissimo da sola) che invece è schierata unanimemente per il Sì ma per difendere le istituzioni parlamentari e la democrazia rappresentativa dal furore populista dei “guitti”.

Fortebraccio News

IL NO E’ IL VERO VOTO ANTICASTA

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