I “mandanti” del No

Da settimane, il Fatto Quotidiano, organo di informazione del Movimento 5 Stelle, propone copertine che ritraggono personaggi, più o meno “invisi” all’opinione pubblica schierati a favore del No. Il messaggio è semplice ma efficace: se loro votano No, non puoi che votare sì. Dimentica, il Fatto, che al referendum del 2016 promosso da Renzi, il fronte del No (definito allora “accozzaglia, oggi “establishment) godeva, assieme a quello del giornale di Travaglio, del sostegno degli stessi personaggi oggi esposti al pubblico ludibrio, e anche, se possibile, peggiori (vedi Casapound e Forza Nuova). Per demonizzare ulteriormente chi sostiene il No, Il Fatto fa un’altra operazione: indica questi personaggi come i “mandanti” del No. I mandanti, “neanche fossimo la mafia”, si lamenta qualcuno nel gruppo del No.

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Ma soprattutto, il Fatto dimentica di citare i “mandanti” veri del Fronte del No, e cioè chi, senza avere alcun interesse, se non quello di preservare la Costituzione dalle offensive populiste, ha voluto dichiarare il proprio sostegno al No, personaggi che hanno alle spalle storie importantissime di impegno civile, democratico, antimafia e a difesa della Costituzione. Il “mandanti” del no, sono figure come Carla Nespolo e Carlo Smuraglia, rispettivamente presidente e presidente emerito dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia, Don Luigi Ciotti, una vita dedicata alla lotta contro le mafie, Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale, Liliana Segre (che non ha bisogno di presentazioni): “Sono entrata come si entra in un tempio – ha detto la senatrice a vita Liliana Segre a proposito del referendum sul taglio dei parlamentari, in un’intervista a la Repubblica – perché il Parlamento è l’espressione più alta della democrazia. Quindi sentir parlare di questa istituzione che fa parte della mia religione civile come se tutto si riducesse a costi e poltrone, è qualcosa che proprio non mi appartiene”.

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Ma oltre a loro, il Fronte del No ha un altro mandante e si chiama Umberto Terracini, presidente dell’assemblea costituente: “Il numero dei componenti un’assemblea – disse Terracini – deve essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale. Non è, come ha accennato l’onorevole La Rocca, che si vorrebbe conservare l’attuale numero dei deputati per rispetto ad una tradizione, ma perché la diminuzione del numero dei componenti la prima Camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni. Quindi, se nella Costituzione si stabilisse la elezione di un Deputato per ogni 150 mila abitanti, ogni cittadino considererebbe questo atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare.
Quanto alle spese, ancora oggi, non v’è giornale conservatore o reazionario che non tratti questo argomento così debole e facilone. Anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere, dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza”.

Ma soprattutto, i mandanti, sono i milioni di cittadini che domenica si recheranno alle urne per dire No al taglio della democrazia.

Fortebraccio News

8 pensieri riguardo “I “mandanti” del No

  1. Vediamo se Di maio si mette tra i parlamentari “tagliati“ o tra quelli che restano a comandare. Se mantiene la promessa sul limite dei due mandati o se impone una deroga. Non importa che siano meno , basta che ci sia il posto per lui. Tagliare la democrazia è un attentato alla Costituzione.

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  2. Vediamo se Di maio si mette tra i parlamentari “tagliati“ o tra quelli che restano a comandare. Se mantiene la promessa sul limite dei due mandati o se impone una deroga. Non importa che siano meno , basta che ci sia il posto per lui. Tagliare la democrazia è un attentato alla Costituzione.

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  3. Non credo sia il caso di soffermarsi su Dimaio od altri: il PD ha votato no tre volte ; l’ultima ha cambiato idea…Mi dispiace, ma io, questa volta voto No come nel 2006, quando fu bocciata la Riforma del centrodestra,che, comunque rispondeva ad un disegno articolato. Questa volta, la puntualità del quesito, il decidere se sia meglio che siano in meno o quanti sono dal 1963, i nostri rappresentanti parlamentari, mi induce a non militare per il diminuire perchè non siamo di fronte ad un problema di quantità dei politici, nè il taglio dei relativi stipendi servirebbe a diminuire il debito pubblico, ma soffriamo tutti per la non eccellente qualità della politica. Questo è un problema grave, ma che deve trovare soluzioni in altra sede.

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  4. Ora che si è votato non ci sono altri argomenti che sviluppino il discorso sulla riforma elettorale e le dichiarazioni di Grillo?
    Ma se ha visto il si il parlamento non va sciolto subito? Il popolo si e’ pronunciato, cosa asaspettiamo adesso? Presidente Mattarella tocchi il tempo alla politica

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  5. Ora che si è votato non ci sono altri argomenti che sviluppino il discorso sulla riforma elettorale e le dichiarazioni di Grillo?
    Ma se ha visto il si il parlamento non va sciolto subito? Il popolo si e’ pronunciato, cosa asaspettiamo adesso? Presidente Mattarella tocchi il tempo alla politica

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